Per anni, lo screening degli investimenti esteri per ragioni di sicurezza è stato una facoltà degli Stati membri dell’UE, non un obbligo. Ora le cose sono cambiate. Il Parlamento europeo ha approvato una riforma che rende lo screening obbligatorio nei settori sensibili — difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale, materie prime critiche, servizi finanziari — ed estende la copertura alle transazioni intra-UE in cui l’investitore è in ultima istanza controllato da soggetti extra-UE. Il passaggio da screening volontario a obbligatorio rappresenta il cambiamento più significativo nell’approccio dell’UE agli investimenti esteri dall’originario Regolamento 2019/452.
Si tratta di un passo significativo nella più ampia agenda di sicurezza economica dell’UE — un tema che seguo da vicino fin dal Regolamento 2019/452. Riflette un netto spostamento da un approccio sostanzialmente aperto al mercato verso un modello più strategico di governance degli investimenti, soprattutto laddove è in gioco il controllo su tecnologie critiche, infrastrutture o catene di approvvigionamento. Come ha affermato il relatore del Parlamento Raphaël Glucksmann, la misura mira a porre fine alla “ingenuità europea” di fronte ai tentativi stranieri di acquisire influenza su settori sensibili. Il dibattito proseguirà ora attraverso l’Industrial Accelerator Act proposto, presentato dalla Commissione il 4 marzo 2026.
Il regolamento necessita ancora dell’approvazione formale del Consiglio. Una volta adottato, entrerà in vigore e si applicherà 18 mesi dopo.

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