La Strategia di Sicurezza Nazionale italiana

L’adozione di una Strategia di Sicurezza Nazionale italiana, definita dall’articolo 5 del DPCM del 22 aprile 2026, segna uno sviluppo che considero significativo per il sistema di sicurezza italiano. Per la prima volta, l’Italia dispone di un quadro centrale per identificare, proteggere e promuovere gli interessi fondamentali di sicurezza dello Stato — un documento di indirizzo strategico di alto livello concepito per affrontare l’intero spettro delle minacce e dei rischi che incidono sulla sicurezza nazionale, garantendo al contempo coerenza nell’azione governativa.

Al suo nucleo, la Strategia individua gli interessi fondamentali la cui protezione deve garantire la sicurezza nazionale. Tali interessi sono tradotti in obiettivi strategici e priorità operative. Parallelamente, la Strategia delinea le politiche e gli strumenti necessari per prevenire, mitigare e contrastare minacce e rischi, collegando così la direzione politica agli strumenti di attuazione pratica.

Oltre alla sua funzione definitoria — ed è ciò che trovo più significativo nella pratica — la Strategia svolge un ruolo critico di coordinamento. Stabilisce linee guida generali per la gestione unitaria delle situazioni di crisi, assicurando che le risposte siano coerenti e integrate tra i diversi attori istituzionali. Questa funzione di coordinamento opera senza alterare la distribuzione formale delle competenze; piuttosto, allinea i piani amministrativi esistenti e le strategie settoriali, e promuove meccanismi di raccordo e cooperazione interistituzionale tra pubbliche amministrazioni, forze di sicurezza, forze armate e altri enti competenti.

Dal punto di vista istituzionale, la Strategia riflette l’architettura di governance del sistema di sicurezza italiano. È adottata dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), previa consultazione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR). Questa procedura sottolinea la duplice natura della Strategia come atto esecutivo di indirizzo strategico e strumento soggetto a controllo parlamentare. La Strategia non è statica. È soggetta ad aggiornamento periodico almeno ogni tre anni, assicurando la sua continua rilevanza alla luce dell’evolversi del panorama delle minacce e delle dinamiche geopolitiche. Questo requisito temporale riflette la natura intrinsecamente adattiva della politica di sicurezza nazionale. Infine, il quadro incorpora meccanismi di responsabilità democratica. Il Presidente del Consiglio, o un membro delegato del CISR, è tenuto a riferire regolarmente al COPASIR sulle iniziative intraprese nell’ambito della Strategia. Questo obbligo di rendicontazione rafforza il controllo parlamentare sull’azione dell’esecutivo nel delicato ambito della sicurezza nazionale.

In sintesi, la Strategia di Sicurezza Nazionale italiana funziona come lo strumento sovraordinato che definisce le priorità, coordina l’azione istituzionale e assicura sia l’adattabilità che la responsabilità nella protezione della sicurezza nazionale. Se diventerà uno strumento efficace o rimarrà in larga misura dichiaratorio dipenderà dall’attuazione — una questione che intendo seguire da vicino.