Dai satelliti commerciali alle armi antisatellite: la nuova competizione nello spazio e le domande che pone al diritto internazionale.
Ci siamo abituati a usare i servizi satellitari senza pensarci troppo. Ci affidiamo alla navigazione, alle previsioni meteorologiche, alle comunicazioni e a un’infrastruttura invisibile che permette anche di sincronizzare molte attività economiche. Eppure basta immaginare che una parte di questi servizi venga interrotta, anche solo temporaneamente, per capire quanto la nostra vita quotidiana e la sicurezza degli Stati dipendano da ciò che accade alcune centinaia di chilometri sopra le nostre teste.
Nel luglio del 2026 la Defense Intelligence Agency (DIA) statunitense ha pubblicato la nuova edizione di Challenges to Security in Space: Congestion, Competition, and Cooperation. È la terza edizione, dopo quelle del 2019 e del 2022. Il rapporto va letto tenendo presente la sua provenienza: è una valutazione dell’intelligence americana, costruita attorno alle minacce che Washington attribuisce soprattutto a Cina e Russia, oltre che a Iran e Corea del Nord. Proprio per questo è interessante osservare anche ciò che emerge al di là della rivalità geopolitica: lo spazio è sempre più affollato, i sistemi commerciali sono ormai parte delle operazioni militari e un incidente in orbita può avere conseguenze molto lontane dal luogo in cui si verifica.
I numeri rendono bene l’idea. Secondo il rapporto, a giugno 2026 erano presenti 15.058 satelliti nell’orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit, LEO), dove si concentra l’espansione delle grandi costellazioni. A luglio risultavano catalogati oltre 35.000 oggetti di almeno 10 centimetri nelle orbite terrestri, contando anche i satelliti operativi; nella sola LEO la DIA stima inoltre 600.000–900.000 piccoli detriti non catalogati, di dimensioni comprese tra 5 millimetri e 10 centimetri. Sono oggetti minuscoli, ma alle velocità orbitali possono provocare danni gravi. La previsione è che il rischio di collisioni continui ad aumentare almeno fino al 2040. E i detriti creati dalla distruzione di un satellite non distinguono tra infrastrutture militari, scientifiche o civili.
La minaccia, d’altra parte, non coincide più con l’immagine di un missile che colpisce un satellite. Il documento descrive un’intera gamma di capacità antisatellite e controspaziali: interferenze con i segnali (jamming), falsificazione dei segnali di navigazione (spoofing), operazioni informatiche, sistemi a energia diretta e attacchi contro le stazioni di terra. Alcune azioni possono interrompere un servizio senza distruggere nulla; altre producono effetti irreversibili e nuovi detriti. La possibilità di colpire una rete di comunicazioni o di degradare il posizionamento satellitare apre scenari nei quali la crisi può essere già in corso prima che qualcuno abbia visto un’esplosione.
La guerra in Ucraina ha reso evidente un altro cambiamento. Le comunicazioni satellitari commerciali e le immagini acquistate da operatori privati possono avere un’importanza operativa decisiva. La DIA riferisce che Mosca ha considerato possibili obiettivi militari anche infrastrutture e satelliti commerciali utilizzati a sostegno dell’Ucraina. La qualificazione di un oggetto come obiettivo militare, tuttavia, non dipende dalla semplice dichiarazione di uno Stato. Nel corso di un conflitto armato deve essere verificata secondo le condizioni del diritto internazionale umanitario, tenendo conto dell’uso concreto del sistema e delle conseguenze prevedibili per i civili. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ricorda che l’interruzione dei servizi spaziali può incidere sulle comunicazioni di emergenza, sull’energia e su altre funzioni essenziali anche molto lontano dal teatro delle ostilità.
È qui che il diritto internazionale dello spazio incontra problemi che ormai riguardano direttamente la sicurezza collettiva. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vieta di collocare in orbita armi nucleari e altre armi di distruzione di massa, ma non stabilisce un divieto generale di tutte le armi convenzionali nello spazio. Restano applicabili il divieto della minaccia o dell’uso della forza della Carta delle Nazioni Unite e, nei conflitti armati, le norme pertinenti del diritto umanitario. L’articolo VI del Trattato attribuisce agli Stati la responsabilità internazionale per le attività spaziali nazionali, anche quando siano svolte da soggetti privati, e impone autorizzazione e sorveglianza continua delle attività non governative. L’articolo IX richiede di tenere debitamente conto degli interessi degli altri Stati e prevede consultazioni in presenza di attività potenzialmente dannose. Sono obblighi importanti, ma applicarli a costellazioni di migliaia di satelliti e a operazioni sempre più rapide è tutt’altro che semplice. Le linee guida ONU del 2019 sulla sostenibilità a lungo termine e la risoluzione 77/41 sui test missilistici antisatellite distruttivi mostrano quanto conti, accanto ai trattati, la costruzione di comportamenti condivisi; non sono però, di per sé, equivalenti a un nuovo trattato vincolante.
Per l’Unione europea il tema è ormai molto concreto. Alla Strategia spaziale per la sicurezza e la difesa del 2023 si è aggiunta la decisione del 28 settembre 2026, con la quale il Consiglio ha rafforzato l’architettura europea di risposta alle minacce spaziali (STRA), includendo la possibilità di mobilitare strumenti della politica estera e di sicurezza comune. È inoltre in discussione la proposta di regolamento denominata EU Space Act, presentata nel 2025, che punta a regole comuni su sicurezza delle operazioni, resilienza e sostenibilità. Sono strumenti diversi, e il secondo è ancora una proposta legislativa, ma rispondono a una stessa esigenza: ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture dalle quali dipende l’autonomia europea.
La cosa che più colpisce, leggendo il rapporto, è che più diventiamo dipendenti dallo spazio, più la sua sicurezza richiede cooperazione tra Stati che sulla Terra competono apertamente. Nessuno può controllare da solo il rischio prodotto dai detriti, e nessuno può garantire la continuità di servizi globali ragionando soltanto entro i propri confini. Lo spazio ci sembra lontano perché non lo vediamo. In realtà, una parte crescente della nostra sicurezza passa ormai da lì.
Fonti
- Defense Intelligence Agency, Challenges to Security in Space (2026).
- DIA, comunicato del 26 ottobre 2026.
- Nazioni Unite, Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967.
- CICR, Military operations in space.
- ONU, linee guida sulla sostenibilità delle attività spaziali.
- Consiglio dell’UE, decisione STRA del 28 settembre 2026.
- Commissione europea, proposta EU Space Act, COM(2025) 335 final.


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