Il fallimento dell’intelligence olandese prima dell’invasione di Putin

La lezione centrale dell’inchiesta del Volkskrant sull’intelligence olandese prima dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 non è semplicemente che l’AIVD e il MIVD “non hanno previsto” l’invasione. La realtà è più inquietante: disponevano di molti degli indicatori rilevanti, ma li hanno interpretati attraverso il quadro analitico sbagliato.

Secondo l’articolo, le agenzie di intelligence olandesi erano a conoscenza dell’attività militare russa anomala nei pressi dell’Ucraina, incluse concentrazioni di truppe, infrastrutture di comando, capacità di guerra elettronica, sistemi di difesa aerea e forze che non tornavano alle basi dopo le esercitazioni. Tuttavia, la loro valutazione rimaneva che la Russia avesse la capacità di invadere, ma non l’intenzione. L’assunto dominante era che Putin stesse usando la pressione militare come leva: per forzare negoziati, bloccare la traiettoria dell’Ucraina verso la NATO e respingere l’Alleanza dal fianco orientale dell’Europa. Un’invasione effettiva veniva giudicata irrazionale perché avrebbe distrutto quella stessa leva.

Il punto cruciale è il ruolo della cosiddetta “fonte unica”. I servizi olandesi ritenevano di avere accesso a una fonte provata, di alto livello, vicina all’establishment di sicurezza russo. Quella fonte sembra aver rafforzato la convinzione che Mosca stesse esercitando coercizione, non preparandosi alla guerra. Di conseguenza, le agenzie olandesi hanno scartato i ripetuti avvertimenti americani e britannici, anche quando tali avvertimenti erano insolitamente espliciti e pubblici.

Questo è il vero fallimento dell’intelligence: non una carenza di informazioni, ma un’eccessiva dipendenza da un accesso privilegiato. Una fonte preziosa è diventata un’ancora analitica. Invece di essere soppesata rispetto alle prove contraddittorie, ha plasmato l’interpretazione di quelle stesse prove. I segnali di allarme erano visibili; il problema era che venivano fatti rientrare in una teoria della contrattazione coercitiva razionale.

Per l’analisi di intelligence, il caso rappresenta un promemoria: le fonti non parlano da sole. Anche fonti altamente posizionate possono fuorviare, essere fraintese o riflettere solo una parte di un sistema decisionale. Più una fonte appare vicina al potere, più il processo analitico deve diventare disciplinato. L’accesso non è giudizio. L’intelligence non consiste solo nell’ottenere segreti; consiste nel mettere alla prova le assunzioni in condizioni di incertezza.

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