Quanto è reale la realtà? Un libro che non ha perso la sua attualità

“This book is about the way in which communication creates what we call reality.”

«Questo libro parla del modo in cui la comunicazione crea ciò che chiamiamo realtà». Comincia così la prefazione di How Real Is Real?, pubblicato da Paul Watzlawick nel 1976 e conosciuto in Italia come La realtà della realtà. Comunicazione, disinformazione, confusione. È uno dei libri che più mi sono piaciuti e che più hanno influenzato il mio modo di guardare le cose. Lo cito spesso, a lezione e nelle conversazioni, e ogni volta mi accorgo di quanto sia difficile esaurire le implicazioni di quella frase iniziale. A cinquant’anni dalla pubblicazione, poi, mi sembra ancora più attuale.

L’idea di fondo è tanto semplice quanto destabilizzante: siamo abituati a pensare che la realtà sia lì, davanti a noi, e che comunicare significhi soltanto descriverla. Watzlawick ci invita a considerare qualcosa di meno rassicurante: la comunicazione contribuisce a costruire il significato di ciò che percepiamo. Non è necessario inventare un fatto per modificarne la percezione. Talvolta basta presentarlo in un certo ordine, scegliere una parola anziché un’altra o collocarlo in un contesto che suggerisce già come interpretarlo. E una volta che ci siamo convinti di una certa versione delle cose, possiamo diventare sorprendentemente abili nel trovare conferme e ignorare gli elementi che la contraddicono.

Nel libro c’è una distinzione che considero particolarmente importante, quella tra realtà di primo ordine e realtà di secondo ordine. La prima riguarda gli aspetti dei fatti che possiamo accertare e sottoporre a verifica; la seconda riguarda i significati e i valori che attribuiamo a quei fatti. Watzlawick usa, tra gli altri, l’esempio dell’oro: le sue proprietà fisiche sono verificabili, mentre il valore che gli assegniamo dipende da convenzioni e rapporti sociali. La distinzione aiuta a evitare un equivoco: riconoscere che la comunicazione costruisce significati non equivale a sostenere che i fatti non esistano o che qualunque affermazione sia vera quanto un’altra.

Uno degli aspetti che trovo più interessanti, anche per i miei interessi di ricerca, è che Watzlawick dedica un intero capitolo agli inganni nelle attività di intelligence. Racconta, per esempio, l’Operation Mincemeat del 1943: gli Alleati fecero arrivare ai tedeschi documenti falsi, presentati come informazioni riservatissime, per convincerli che gli sbarchi sarebbero avvenuti in Grecia e in Sardegna anziché in Sicilia. Il successo dell’operazione dipese dalla credibilità del contesto in cui quelle informazioni furono trovate e dalla capacità di prevedere come il destinatario le avrebbe interpretate. La vicenda mostra bene che la disinformazione funziona soprattutto quando incontra aspettative e convinzioni già presenti in chi la riceve.

È difficile leggere oggi quelle pagine senza pensare ai social network, alla propaganda nelle crisi internazionali e all’intelligenza artificiale generativa. Le immagini sintetiche e i video manipolati aggiungono nuove possibilità di inganno, mentre gli algoritmi possono riproporci di continuo interpretazioni coerenti con quelle che già preferiamo. Eppure il problema descritto da Watzlawick precede di molto queste tecnologie. La facilità con cui scambiamo la nostra rappresentazione dei fatti per i fatti stessi è una caratteristica umana sulla quale gli strumenti contemporanei riescono a intervenire con una scala e una velocità prima impensabili.

Credo che sia soprattutto per questo che continuo a tornare a La realtà della realtà. Il libro mi ha insegnato a diffidare delle spiegazioni troppo perfette, comprese quelle nelle quali mi riconosco più facilmente, e a chiedermi dove finisca ciò che possiamo verificare e dove cominci l’interpretazione. Non sempre è possibile tracciare quel confine con precisione; provare a farlo, però, è già un buon esercizio. «Quanto è reale la realtà?» rimane, cinquant’anni dopo, una domanda della quale abbiamo ancora bisogno.

Riferimento: Paul Watzlawick, How Real Is Real? Confusion, Disinformation, Communication, Random House, 1976; edizione Vintage Books, 1977, prefazione, pp. xi–xiv; «Deception in Intelligence Work», pp. 118–139; «The Two Realities», pp. 140–142. Edizione italiana: La realtà della realtà. Comunicazione, disinformazione, confusione, Astrolabio-Ubaldini.