Fotografare la Stazione Spaziale Internazionale a mano libera. Una piccola sfida sotto il cielo della Sardegna

Il 24 luglio di quest’anno, mentre ero in vacanza in Sardegna, ho deciso di tentare un piccolo esperimento fotografico. Da anni mi capita di osservare il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e utilizzo abitualmente un’applicazione, ISS Detector, che permette di conoscere con precisione quando e dove sarà visibile nel cielo. Questa volta, però, anziché limitarmi a guardarla, ho voluto provare a fotografarla. E farlo in un modo piuttosto insolito: a mano libera, senza treppiede e ovviamente senza alcun sistema di inseguimento.

Per chi non l’avesse mai osservata, la Stazione Spaziale Internazionale appare come un puntino molto luminoso che attraversa silenziosamente la volta celeste. Si muove con una velocità apparente sorprendente, mantenendo una luce continua, senza il lampeggiamento caratteristico degli aerei. A volte è persino più brillante di Venere. Quella luce non è prodotta da fari o altri dispositivi di illuminazione: è semplicemente la luce del Sole riflessa dalla struttura della stazione e dai suoi enormi pannelli solari. La ISS è lunga circa 109 metri, più o meno quanto un campo da calcio, e orbita a circa 400 chilometri dalla superficie terrestre, viaggiando a una velocità di circa 28.000 chilometri all’ora. Un oggetto straordinario che, visto da terra, si riduce a un minuscolo punto di luce.

Quella sera ho preso la mia Canon EOS R5 con il teleobiettivo RF 100-500 mm e ho deciso di tentare qualche scatto alla massima focale. Il problema principale era la messa a fuoco. Mettere a fuoco direttamente un puntino luminoso che si sposta rapidamente nel cielo, a 500 mm, non è affatto semplice. Ho quindi sfruttato Venere, che in quel momento stava per tramontare, come riferimento: ho messo a fuoco sul pianeta e poi ho disattivato l’autofocus, in modo che la fotocamera non tentasse continuamente di correggere la messa a fuoco durante il passaggio della stazione.

Ho impostato un tempo di esposizione di 1/500 di secondo e un diaframma f/11. Un compromesso piuttosto difficile, considerando la focale di 500 mm, la necessità di seguire il soggetto a mano libera e l’esigenza di congelarne il movimento. A quel punto non restava che aspettare il momento indicato dall’applicazione.

Quando la ISS è comparsa, ho cercato di seguirla attraverso il mirino e ho scattato una decina di fotografie.

Tutto è durato pochi minuti. A occhio nudo quel puntino continua a sembrare una semplice luce, ma attraverso un teleobiettivo sufficientemente potente si può tentare di distinguere qualcosa della sua struttura, anche se il risultato dipende da molti fattori: distanza, condizioni atmosferiche, precisione della messa a fuoco e inevitabili movimenti della fotocamera.

Uno degli scatti mi è sembrato particolarmente interessante. L’immagine originale presentava del rumore digitale e qualche aberrazione cromatica, ma conteneva dettagli che valeva la pena provare a recuperare.

Ho quindi fatto un altro esperimento: ho passato la fotografia a ChatGPT, chiedendogli di aumentare il contrasto e ridurre il rumore.

Il risultato è quello che vedete qui.

Naturalmente, quando si utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per elaborare una fotografia, bisogna mantenere una certa cautela. Migliorare il contrasto e ridurre il rumore è una cosa; ricostruire o inventare dettagli che il sensore non ha realmente registrato è un’altra. Per questo considero l’immagine elaborata un risultato interessante dal punto di vista visivo, senza attribuire automaticamente a ogni dettaglio una corrispondenza con la struttura reale della stazione. In ogni caso già nella prima foto, senza alcun ritocco o intervento dell’IA, la struttura appare chiara e i pannelli solari perfettamente visibili.

Al di là del risultato fotografico, mi ha colpito soprattutto il fatto di essere riuscito a registrare, con una normale fotocamera tenuta in mano, qualcosa che si trova a centinaia di chilometri sopra la nostra testa e che viaggia a quasi otto chilometri al secondo.

C’è anche un aspetto che continua ad affascinarmi ogni volta che osservo la ISS. Quel puntino luminoso non è una stella, un pianeta o un fenomeno naturale. È un laboratorio costruito dagli esseri umani, abitato ininterrottamente dal novembre del 2000, nato dalla cooperazione scientifica e tecnologica tra diversi Paesi. Mentre noi lo osserviamo attraversare il cielo in pochi minuti, lassù ci sono persone che lavorano, svolgono esperimenti e vedono il Sole sorgere e tramontare circa sedici volte al giorno.

E pensare che tutto, quella sera in Sardegna, è cominciato con una semplice notifica sul telefono :-).


Per chi volesse provare a osservare la ISS, oltre a ISS Detector esiste il servizio ufficiale della NASA Spot the Station, che permette di conoscere orari e traiettorie dei passaggi visibili. Per approfondire le dimensioni e le caratteristiche della stazione, si può consultare anche la scheda tecnica della NASA.