La competenza esterna della Comunità nel settore della politica commerciale comune ha carattere esclusivo.

11 novembre 1975

Parere della Corte 1/75.

“2. Sulla esclusività della competenza della Comunità

[…] l’oggetto della norma, e quindi anche dell’accordo, rientra nei provvedimenti della politica commerciale comune cui aspira l’art. 113 del trattato.

Tale politica e concepita da detto articolo nella prospettiva del funzionamento del mercato comune, per la salvaguardia dell’interesse globale della Comunità, entro i cui limiti devono conciliarsi gli interessi dei rispettivi Stati membri.

Tale concezione e palesemente incompatibile con la liberta che gli Stati membri potrebbero riservarsi, invocando una competenza parallela, onde perseguire autonomamente i propri interessi nei rapporti esterni, atteggiamento che potrebbe compromettere il perseguimento delle finalità collettive della Comunità.

L’iniziativa singola degli Stati membri potrebbe provocare disparita nelle condizioni dei crediti all’esportazione, tali da turbare la concorrenza tra le imprese dei vari Stati membri che operano sui mercati esterni. tali distorsioni possono eliminarsi solo allineando rigorosamente le condizioni dei crediti concessi alle imprese della Comunità, indipendentemente dalla loro nazionalità.

È dunque inammissibile che in un settore come quello disciplinato dall’accordo in questione, che fa parte della politica d’esportazione e, più generalmente, della politica commerciale comune, gli Stati membri conservino una competenza parallela a quella comunitaria, sia nell’ordinamento comunitario che in quello internazionale. Le disposizioni degli artt. 113 e 114 relative alle condizioni che, secondo il trattato, disciplinano la stipulazione dei trattati, in materia di politica commerciale, mettono in luce l’impossibilita di una coesistenza di competenze parallele dei singoli Stati membri.

Riconoscere tale competenza significherebbe ammettere che gli Stati membri possono assumere, nei rapporti con i paesi terzi, atteggiamenti divergenti dall’orientamento generale della Comunità, quindi ne resterebbe falsato il gioco istituzionale, ne risulterebbe scossa la buona fede nell’ambito della Comunità, che non sarebbe più in grado di assolvere il proprio compito che è soprattutto la tutela dell’interesse comune.”

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